sabato 11 febbraio 2017

Valvole contro transistor: il perché della nostra filosofia.

Da quando abbiamo iniziato a progettare i nostri amplificatori, la scelta di base é stata radicale: solo valvole, nessun circuito stampato, saldature point to point.
Una scelta fatta per il prepotente ritorno al Vintage di questi anni? O per la semplicità di progetto?

Innanzitutto abbiamo le orecchie e la testa piene del suono delle valvole: dagli anni '50 fino agli anni 80/90 tutti i suoni che abbiamo sentito dai chitarristi di tutto il mondo passano da amplificatori a valvole, Marshall, Fender, Orange, Hiwatt, Vox. Ed è quello che ci piace.

Poi il genere musicale che andiamo ad amplificare: con i nostri amplificatori non é in teoria possibile suonare generi High Gain come il Metal, l'hardcore o tutto dove serve una distorsione granitica ed ipercompressa:
siamo sicuramente più adatti al suono pulito, spinto quel tanto che basta per mordere con un crunch adatto all'hard rock ed al blues.

Poi il fascino del filamenti che si illuminano un po' per volta, il soffio dal cono, la difficoltà e spesso l'influenza dei controlli di tono sul volume e viceversa, e tutto quello che c'e  in un amplificatore a valvole, perché le scelte non sono in direzione alla Hughes&Kettner, per fare un esempio: controlli perfetti, stack dei toni ineccepibile, volume e gain perfettamente gestibili.

Noi abbiamo scelte progettuali che prevedono grande adattabilità ma poca ripetibilità: l'amplificatore deve essere regolato ad ogni concerto, ad ogni cambio di strumento, per adattarlo alla situazione musicale, ma ci ripaga con una risposta dinamica enorme. Insomma, va domato.

Ecco il perché della nostra scelta. Tutta da approfondire, se si vuole.

Stay Tuned!


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